Coronavirus e cambiamenti climatici: quali sono i nessi?

Entrambi i fenomeni hanno innumerevoli, e spesso ancora sconosciute, cause ed effetti, e si intrecciano quindi su molti piani. Ne proponiamo qui tre, che stanno emergendo chiaramente dai dati finora a disposizione.

ORIGINE DEI VIRUS
Partiamo dall’origine delle principali epidemie degli ultimi decenni. Alla base di Ebola, Sars, Mers, e, sembrerebbe, anche Coronavirus è il fenomeno del “salto interspecifico”, ovvero il momento in cui un patogeno passa da una specie ospite, in questo caso animale, a un’altra, umana: tutte sono quindi di origine animale. A provocare la loro diffusione è stata la progressiva distruzione degli habitat naturali dove erano conservati (e limitati) i virus. L’incessante avanzare dell’uomo in foreste custodi di un’enorme biodiversità e la deforestazione finalizzata allo sfruttamento delle risorse e all’urbanizzazione hanno cancellato le barriere tra noi e questi virus. Unendo questo fenomeno al commercio illegale di specie selvatiche, si può capire come la distruzione di ecosistemi naturali porti ad un aumento del rischio di contagio per l’uomo, vettore perfetto per l’espansione di virus, in quanto animale ad alta concentrazione e ad alta mobilità.

DIFFUSIONE E COMORBILITA’
Secondo uno studio prodotto dalla Società italiana di medicina ambientale (Sima) insieme con le università di Bari e di Bologna, sembra esistere una relazione diretta tra il numero di casi di Covid-19 e lo stato di inquinamento da Pm10 dei territori. Nel periodo dal 10 al 29 febbraio, i giorni chiave per l’esplosione dell’epidemia nel Nord Italia, si sono registrate concentrazioni elevate superiori al limite di Pm10 in alcune Province del Nord Italia che potrebbero aver contribuito nella Pianura Padana alla diffusione virulenta dell’epidemia, che non si è osservata in altre zone d’Italia dove si erano verificati casi di contagio nello stesso periodo. Una correlazione tra virus e inquinamento era già stato osservato nel 2010 per l’influenza aviaria, poi per il virus respiratorio sinciziale e il morbillo che a più riprese tra il 2016 e il 2019 ha colpito diverse regioni cinesi.
In primo luogo dunque, emergerebbe dallo studio che il particolato funziona da vettore di trasporto per molti contaminanti chimici e biologici, inclusi i virus. I virus si ‘attaccano’ (con un processo di coagulazione) al particolato atmosferico, costituito da particelle in grado di rimanere in atmosfera anche per giorni o settimane, e che possono diffondersi ed essere trasportate anche per lunghe distanze, permettendo al virus di rimanere nell’aria in condizioni vitali per un certo tempo, nell’ordine di ore o giorni.
Il secondo fattore provocato dallo smog è invece una questione di intensificazione degli effetti.
I dati dimostrano che quando la concentrazione di Pm 2,5 supera i 10 milligrammi per metro cubo, anche la mortalità aumenta dello 0,6 per cento per patologie cardiorespiratorie. L’esposizione agli inquinanti provoca patologie fatali che non ci sarebbero altrimenti, che permettono al Coronavirus di causare più morti del previsto, colpendo individui che hanno già un apparato respiratorio compromesso o vulnerabile.

DIMINUZIONE DELLE EMISSIONI : PROSPETTIVE FUTURE
Fin dallo stop alla produzione nella zona colpita in Cina, noi ecologisti abbiamo voluto vedere nella tragedia della pandemia una possibilità per l’ambiente. A febbraio le misure adottate dalla Cina hanno provocato una riduzione del 25 per cento delle emissioni di anidride carbonica rispetto allo stesso periodo del 2019: duecento milioni di tonnellate in meno, l’equivalente delle emissioni prodotte in un anno dall’Egitto. Secondo una stima, questo ha evitato almeno cinquantamila morti per inquinamento atmosferico, cioè più delle vittime del Covid-19 nello stesso periodo. Diminuzioni simili stanno avvenendo ora nel Nord Italia, nonostante parte della produzione sia ancora attiva.
Le emissioni di anidride carbonica legate alle attività umane sono state in aumento fin dalla Rivoluzione industriale, con la progressiva industrializzazione di tutti i paesi del mondo, ma nell’ultimo secolo è capitato varie volte che importanti eventi storici abbiano avuto un impatto sulla produzione e quindi sull’inquinamento atmosferico, gravi crisi che hanno coinvolto gran parte del mondo: le guerre mondiali, le crisi economiche mondiali e avvenimenti con grandi conseguenze geopolitiche, come il crollo dell’Unione Sovietica. La questione è, però, cosa capiti dopo. Dopo tutte le crisi e le recessioni, i governi hanno meno risorse da investire nei progetti virtuosi e tendono a favorire la ripresa delle attività produttive tradizionali, con un’intensità di emissioni maggiore di prima.
La necessaria ripresa potrebbe quindi rivelarsi un pretesto per i governi mondiali per fare marcia indietro rispetto agli accordi sul clima, ai progetti di transizione energetica e ai divieti sulla plastica, ed un pretesto per l’Europa per accantonare il Green Deal previsto, in nome dell’esigenza di risollevare l’economia.
Ma potrebbe anche essere la nostra ultima occasione per far comprendere a tutti e tutte che la più grande emergenza del nostro tempo è il cambiamento climatico, e che quando un problema è considerato di assoluta priorità a livello mondiale, tutti i governi si attivano per fronteggiarlo.
Quindi, per quanto sia probabile che per far riprendere la produzione si vorrà sacrificare l’impegno ecologico, è nostro compito fare in modo che questo non accada. E’ ora più che mai evidente come il sistema neoliberista, lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali e le disuguaglianze a livello globale non siano più sostenibili.
Questa pandemia è una tragedia, ma rappresenta una possibilità: sfruttiamola.

FONTI
Relazione tra distruzione degli ecosistemi e diffusione dei virus
– https://www.knaturewildlife.com/il-caso-covid-19-puo-la-p…/…
– https://www.quotidiano.net/…/coronavirus-causa-wwf-1.5068399

Inquinamento dell’aria e mortalità
– https://www.ilfattoquotidiano.it/…/la-valle-del-po…/5742937/ (se non abbonati, possiamo fornirvi l’articolo per intero noi)
– https://it.businessinsider.com/sembra-che-il-covid-19-col…/…

Diminuzione delle emissioni oggi: ma che effetto a lungo termine?
– https://www.ilpost.it/…/coronavirus-inquinamento-emissioni/…
– https://www.internazionale.it/…/20…/03/19/coronavirus-clima…

La pallottola è la pandemia, l’arciduca Francesco Ferdinando è il neoliberismo. O cambia il sistema o soccombiamo tutti. https://www.limesonline.com/coronavirus-crisi-finanz…/117226

5 buoni motivi per fare la raccolta differenziata

Ecco a voi 5 buoni motivi per fare la raccolta differenziata:

1. Dividere i rifiuti in base al loro materiale negli appositi cassonetti è il miglior modo per permettere alle industrie di riciclare e quindi, riutilizzare per nuovi prodotti gli stessi contenitori. Questo fa sì che non si creino sempre nuovi involucri che andranno smaltiti in inceneritori o posati in discariche maleodoranti e tossiche non solo per noi essere viventi, ma anche per il suolo e l’atmosfera.

2. Si possono creare nuovi oggetti, quali capi d’abbigliamento, scarpe, borse, zaini e tanto altro riciclando la plastica. Basti pensare alle Ocean Plastic Trainer, ossia un modello di scarpe da ginnastica derivate da un filamento di plastica raccolto nell’oceano.

3. Si sprecano meno risorse derivanti dalla Terra poiché si riusano gli stessi materiali per i contenitori e non solo.

4. L’aria e il suolo saranno meno tossici e non andranno a contaminare ciò che raccogliamo dal terreno, quali verdura, tuberi e molto altro.

5. Le risorse non rinnovabili non si esauriranno dunque in tempi brevi e l’inquinamento dell’atmosfera si assottiglierà per non aggravare l’effetto serra.